martedì 17 ottobre 2017

Samantabhadra 3

Uno spirito famelico (preta)


dang po sems can 'khrul pa rnams: gzhi la rig pa ma shar bas: ci yang dran med thom me ba: de ka ma rig 'khrul pa'i rgyu:

All'inizio, non essendo sorta la conoscenza rispetto alla base, gli esseri confusi hanno sperimentato l'intorpidimento della totale incoscienza; proprio questa è la causa della confusione dell'ignoranza.

La base universale è senza inizio e fine, invece la manifestazione dell'energia della base ha inizio e fine, similmente alle onde del mare. Dunque, c'è un inizio della manifestazione per ogni essere senziente che, a differenza del buddha originario, non riconosce la base, la propria vera natura. L'ignoranza all'inizio della manifestazione dell'energia è una sorta di intorpidimento, in cui manca la presenza della coscienza. A causa di questo stato di incoscienza, successivamente subentra la confusione riguardo alla natura della manifestazione, che viene percepita differentemente da ciò che è in realtà.

In India l'esempio classico dell'ignoranza iniziale e della percezione confusa è quello di una persona che, camminando in condizioni di oscurità, percepisce un serpente velenoso al posto di una comune corda. La mancanza di presenza o attenzione dovuta all'oscurità, che caratterizza l'iniziale assenza di riconoscimento della corda, è la base della successiva percezione illusoria del serpente.

de la had kyis brgyal ba la: dngangs skrags shes pa za zir 'gyus: de la bdag gzhan dgrar 'dzin skyes:

A tale riguardo, improvvisamente c'è stata la perdita di coscienza, poi la coscienza spaventata si è mossa confusamente. In quella fase è nata la nozione di io e altro, nonché quella di nemico.

Per quanto riguarda in particolare la fase iniziale, prima di tutto c'è un'improvvisa perdita di coscienza, paragonabile allo svenimento o alla caduta nel sonno, poi sorge la paura e la coscienza incomincia a muoversi in modo confuso, disordinato, come in un sogno. È solo nella seconda fase che nasce il senso di “io sono questo” e “quello è altro”, così come la nozione di nemico o quella opposta di amico.

bag chags rim gyis brtas pa las: 'khor ba lugs su 'jug pa byung: de las nyon mongs dug lnga rgyas: dug lnga'i las la rgyun chad med:

Le tracce [delle esperienze] sono aumentate gradualmente, cosicché c'è stata l'entrata progressiva nel saṁsāra. Da lì si sono sviluppati i cinque veleni delle afflizioni. Le azioni dei cinque veleni sono incessanti.

Il susseguirsi di esperienze dualistiche lascia nella coscienza sempre più tracce o impressioni che la condizionano sotto forma di potenti inclinazioni o tendenze. Ciò determina il suo coinvolgimento via via maggiore nelle diverse fasi del saṁsāra in progressione, dalla nascita alla morte e successiva rinascita.

A causa del coinvolgimento nel saṁsāra si sviluppano le esperienze tossiche delle cinque afflizioni principali: l'ottusità, l'attaccamento, l'avversione, l'invidia e l'orgoglio. In questo modo le azioni (karma) avvelenate da quelle afflizioni si avvicendano apparentemente senza fine.

de phyir sems can 'khrul pa'i gzhi: dran med ma rig yin pa'i phyir: sangs rgyas nga yi smon lam gyis: (ins: khams gsum sems can thams cad kyi:) kun gyis rig pa rang shes shog:

Pertanto, poiché la base della confusione degli esseri senzienti è l'ignoranza, l'incoscienza, grazie alla preghiera del buddha, la mia preghiera, possano tutti riconoscere in se stessi la consapevolezza.

La base o causa della confusione sperimentata dagli esseri nel saṁsāra è l'ignoranza contraddistinta dall'incoscienza o mancanza di presenza, perciò la liberazione dal divenire karmico è possibile solamente grazie alla consapevolezza di sé o piena presenza. Questo è il tema centrale della preghiera del buddha originario; quindi l'auspicio è che, recitandola, gli esseri senzienti possano riconoscere in se stessi la vera consapevolezza.

lhan cig skyes pa'i ma rig pa: shes pa dran med thom me ba: kun tu brtags pa'i ma rig pa: bdag gzhan gnyis su 'dzin pa yin: lhan skyes kun brtags ma rig gnyis: sems can kun gyi 'khrul gzhi yin: sangs rgyas nga yi smon lam gyis: 'khor ba'i sems can thams cad kyi: dran med thib pa'i mun pa sangs: gnyis su 'dzin pa'i shes (shas) pa dvangs: rig pa rang ngo shes par shog:

L'ignoranza innata è la coscienza priva di presenza, intorpidita. L'ignoranza concettuale è la nozione dualistica di io e altro. I due tipi di ignoranza, innata e concettuale, sono la base della confusione di tutti gli esseri senzienti. Grazie alla preghiera del buddha, la mia preghiera, la densa oscurità dell'incoscienza di tutti gli esseri del saṁsāra possa dileguarsi; la coscienza dualistica possa chiarificarsi e la consapevolezza possa essere riconosciuta in se stessi.

L'ignoranza caratterizzata dalla mancanza di presenza, dall'intorpidimento della coscienza, è definita “innata”, perché sorge all'inizio; invece, la successiva percezione dualistica, che distingue io e altro, è l'ignoranza “concettuale”, consistente in false convinzioni, concezioni, idee o rappresentazioni mentali. Per poter riconoscere in se stessi la vera consapevolezza, è necessario che la coscienza dualistica si depuri e la densa oscurità del primo tipo di ignoranza svanisca.

gnyis 'dzin blo ni the tshom ste: zhen pa phra mo skyes pa las: bag chags 'thug po rim gyis brtas: zas nor gos dang gnas dang grogs: 'dod yon lnga dang byams pa'i gnyen: yid 'ong chags pa'i 'dod pas gdung: de dag 'jig rten 'khrul pa ste: gzung 'dzin las la zad mtha' med:

La mente che concepisce la dualità è dubbiosa. [Da essa] è scaturito un sottile attaccamento, dopodiché gradualmente si sono sviluppate dense tracce. [Gli esseri umani] sono tormentati dai desideri delle cose gradevoli per cui provano attaccamento: cibo, beni, indumenti, luoghi e amicizie, i cinque piaceri sensoriali, gli amati familiari. Questa è la confusione del mondo, perciò le azioni dualistiche sono senza fine.

La mente dualistica è dubbiosa, incerta, insicura, essendo incapace di determinare la vera natura sia di se stessa, sia di ciò che percepisce come altro da sé. Di conseguenza, essa escogita la strategia dell'attaccamento per sperimentare la sensazione della sicurezza. Inizialmente l'attaccamento è sottile, ma col tempo lascia nella coscienza tracce e, quindi, inclinazioni, sempre più dense, spesse, consistenti.

Così si arriva alla condizione attuale degli esseri umani afflitti dai desideri di cose gradevoli, attraenti, a cui si aggrappano con attaccamento, nella speranza di sperimentare un po' di sicurezza. Questa è la confusione del mondo, perché non può esserci reale sicurezza là dove tutto è per natura transitorio, instabile, incerto. Quindi, per contrastare e allontanare il più possibile la minaccia dell'incertezza, gli umani cercano di tenersi costantemente occupati con attività dualistiche apparentemente senza fine, sia in vita sia dopo la morte.

zhen pa'i 'dras bu smin pa'i tshe: bskam (skam) chags gdung ba'i yi dvags (dags) su (lus): skyes nas bkres skom ya re nga:

Quando matura il frutto dell'attaccamento, essi rinascono come spiriti tormentati dalla brama: quant'è penosa la fame e la sete!

Le tracce dell'attaccamento accumulate in vita possono determinare la successiva "riconnessione" con un nuovo corpo umano; tuttavia, se esse sono molto dense, pesanti, ancorano lo spirito disincarnato alla precedente dimensione materiale, impedendogli di abbandonarla. In questo modo le sue inclinazioni o tendenze dominanti maturano, determinando la formazione di un corpo con la densità della dimensione sottile in cui si muovono i preta, i fantasmi. Essi bramano intensamente i piaceri sensoriali ma, non potendo soddisfare pienamente i loro desideri, sono tormentati dal bisogno insaziabile.

sangs rgyas nga yi smon lam gyis: 'dod chags zhen pa'i sems can rnams: 'dod pa'i gdung ba phyir ma spangs: 'dod chags zhen pa tshur ma blangs: shes pa rang sor klod pa yis: rig pa rang so zin gyur nas: kun rtog ye shes thob par shog:

Grazie alla preghiera del buddha, la mia preghiera, gli esseri che provano l'attaccamento delle passioni possano realizzare la conoscenza analitica, avendo conseguito lo stato naturale della consapevolezza, senza abbandonare lo struggimento del desiderio, senza accogliere l'attaccamento delle passioni, ma rilassando la coscienza nella sua condizione genuina.

La preghiera del buddha originario invita gli esseri che la recitano a immedesimarsi in Samantabhadra, così da percepire l'attaccamento delle passioni dal suo punto di vista. Come? Il desiderio non deve essere represso o rifiutato allontanandolo da sé, ma non deve essere neppure accettare o accolto ricevendolo in sé.

La prima strategia è tipica della spiritualità monastica, basata sul principio della rinuncia. La seconda è peculiare della spiritualità laica, esemplificata nel buddhismo da quelle correnti tantriche che insegnano a trasformare le passioni vivendole. Invece la modalità qui rivelata dal buddha originario è quella della via diretta, specifica dell'insegnamento conosciuto come atiyoga o zokcèn (rdzogs chen).

Sia l'abbandono delle passioni con la rinuncia, sia il loro accoglimento con la trasformazione, sono azioni che implicano la dualità di soggetto e oggetto. Al di là di ciò c'è lo stato non duale della consapevolezza di sé, a cui si può accedere direttamente rilassando la coscienza nella sua condizione genuina, naturale, non alterata. Non c'è vero rilassamento nella rinuncia e neanche nella trasformazione, ma solamente lasciando la coscienza così com'è, senza modificarla in nessun modo.

Poiché la coscienza è per natura limpida, l'impurità che la rende torbida è estranea e momentanea. Se si lascia decantare l'acqua della coscienza, la torbidezza dell'attaccamento scompare, dissolvendosi da se stessa, naturalmente. Nella percezione alterata dall'attaccamento il soggetto del desiderio, l'oggetto del desiderio e l'azione del desiderio sono mischiati confusamente; ma, quando la percezione confusa svanisce, risplende la conoscenza analitica, in cui ogni cosa è percepita distintamente, così com'è in realtà.