domenica 1 ottobre 2017

Samantabhadra 2


2

srid gsum 'jig ('jigs) kyang dngangs skrag med: 'dod yon lnga la chags pa med: rtog med shes pa rang byung la: gdos pa'i gzugs dang kha dog med:

Pur disgregandosi i tre stati di esistenza, non c'è paura. Verso i cinque piaceri sensoriali non c'è attaccamento. Libera da pensieri, la coscienza è autooriginata; non ha forma corporea né colore.

Siccome Samantabhadra mantiene continuamente la consapevolezza della base universale, non prova paura, sgomento o terrore quando i tre regni del saṁsāra si disgregano, neppure se ciò accadesse nel medesimo tempo.

Egli non ha attaccamento alle esperienze piacevoli dei cinque sensi. Inoltre, la sua coscienza è libera da pensieri, perché non è la coscienza mentale suscitata dalle percezioni e dai ricordi, bensì è la stessa conoscenza di sé scaturita naturalmente dalla base. Essa non ha una sostanza corporea contraddistinta dalla forma e non ha neppure un colore. Per queste ragioni Samantabhadra non è condizionato né dal regno del desiderio, né dal regno della forma e neanche dal regno senza forma.

rig pa gsal cha ma 'gags pa'i: ngo bo gcig la ye shes lnga: ye shes lnga po smin pa las: thog ma'i sangs rgyas rigs lnga byung: de las ye shes mtha' rgyas pas: sangs rgyas bzhi bcu rtsa gnyis byung: ye shes lnga yi rtsal shar bas: khrag 'thung drug cu tham pa byung: de phyir gzhi rig 'khrul ma myong:

L'aspetto dell'incessante chiarezza della consapevolezza ha cinque modalità cognitive con un'unica essenza. Dalla maturazione delle cinque modalità cognitive sono scaturite le cinque famiglie del buddha originario. Da loro si sono espanse le cinque modalità cognitive e sono scaturiti [complessivamente] quarantadue buddha; [inoltre,] manifestandosi l'energia delle cinque modalità cognitive, sono scaturiti sessanta heruka. In questo modo la conoscenza della base non è mai stata soggetta a confusione.

La coscienza di Samantabhadra è vuota o priva di caratteristiche limitanti analogamente allo spazio celeste, nondimeno la sua chiarezza conoscitiva è incessante e illumina la realtà come la luce del sole. Questa chiarezza della consapevolezza ha cinque modalità cognitive (jñāna), paragonabili a cinque tipi di raggi caratterizzati da colori differenti. Comunque, anche se la loro variegata irradiazione è quintuplice, esse hanno la medesima essenza, che è l'unica coscienza autooriginata, priva di forma e colore.

La prima delle cinque modalità cognitive è la “conoscenza della sorgente della realtà” (dharmadhātu-jñāna), cioè la consapevolezza della vera natura originaria dei fenomeni, che è l'essenza pura della coscienza.

La seconda modalità è la “conoscenza simile a uno specchio” (ādarśa-jñāna), in cui tutti i fenomeni appaiono come riflessi, senza lasciare tracce condizionanti nello specchio della coscienza.

La terza modalità è la “conoscenza dell'uguaglianza” (samatā-jñāna), per cui i fenomeni appaiono ugualmente nel medesimo specchio della coscienza, il quale non viene identificato con nessun riflesso.

La quarta modalità è la “conoscenza analitica” (pratyavekṣaṇā-jñāna), dove ogni fenomeno che appare nello specchio della coscienza è percepito in modo distinto e senza confusione, esattamente così com'è.

La quinta modalità è la “conoscenza che compie ciò che deve essere fatto” (kṛtyānuṣṭhāna-jñāna), ossia la comprensione che consente di realizzare spontaneamente qualsiasi attività.

Dalla piena maturazione delle cinque modalità di conoscenza scaturiscono le cinque famiglie del buddha originario: la famiglia della ruota (cakra) presieduta dal buddha Vairocana, il quale fa girare la ruota dell'insegnamento (dharma); la famiglia del diamante (vajra) presieduta dal buddha Akṣobhya, non scosso da cambiamento o alterazione; la famiglia della gemma (ratna) presieduta dal buddha Ratnasambhava, pienezza di tutte le qualità; la famiglia del loto (padma) presieduta dal buddha Amitābha, privo di impurità; la famiglia dell'attività (karma) presieduta dal buddha Amoghasiddhi, compimento dell'azione.

L'espansione delle cinque modalità cognitive da parte delle cinque famiglie ha dato origine all'intero cerchio (maṇḍala) di quarantadue buddha maschili e femminili definiti “divinità pacifiche”. Inoltre, ulteriori manifestazioni dell'energia delle cinque modalità cognitive sono state sessanta “divinità irate”, le principali delle quali sono chiamate heruka. (1) Siccome tutte queste manifestazioni delle cinque modalità cognitive sono espressione della conoscenza della base, essa non è mai venuta meno a causa della confusione.

thog ma'i sangs rgyas nga yin pas: nga yi smon lam btab pa yis: khams gsum 'khor ba'i sems can gyis: rang byung rig pa ngo shes nas: ye shes chen mtha' rgyas shog:

Poiché io sono il buddha originario, recitando la mia preghiera, gli esser senzienti che errano nei tre regni possano espandere la grande conoscenza, avendo riconosciuto la consapevolezza autooriginata.

Questa preghiera è potente, perché è stata proferita dal buddha primordiale; perciò, chi la recita comprendendone il senso profondo può riconoscere la consapevolezza della base e, grazie a ciò, espandere oltre ogni limite la conoscenza che irradia da quella consapevolezza.

nga yi sprul pa rgyun mi 'chad: bye ba phrag brgya bsam yas 'gyed: gang la gang 'dul sna tshogs ston: nga yi thugs rje smon lam gyis: khams gsum 'khor ba'i sems can kun: rigs drug gnas nas thon par shog:

Le mie emanazioni fluiscono incessantemente; miliardi, inconcepibilmente numerose sono quelle che effondo. Io manifesto svariate [emanazioni] che ammaestrano chiunque in qualsiasi modo appropriato. Grazie alla mia compassione, alla mia preghiera, tutti coloro che errano nei tre regni possano abbandonare le dimore dei sei tipi di esseri.

Le emanazioni del buddha primordiale sono sue manifestazioni, effuse continuamente come flussi incessanti. Il loro numero è incalcolabile. Esse ammaestrano gli esseri nel saṁsāra tramite metodi adeguati che sono espressione della sua compassione. Anche questa preghiera è un ammaestramento, grazie al quale è possibile non rinascere più nei sei mondi dell'illusorio divenire karmico, né in quelli bassi abitati dagli spiriti infernali, dai preta o fantasmi e dagli animali, né in quelli alti dove dimorano gli umani, gli asura o dei inferiori e i deva o dei superiori.