lunedì 18 settembre 2017

Samantabhadra 1

Rigdzin Gödemcen



LA PREGHIERA DI SAMANTABHADRA

1

Il testo qui tradotto e commentato fa parte del Gongpa Zangthal, una fonte tibetana dello dzogchen attribuita al maestro indiano Padmasambhava (sec. VIII). (1) Il suo insegnamento, sintetizzato in un linguaggio cifrato, fu occultato come "tesoro" (terma) nella grotta di Zangzang Lhadrak (contea di Ngamring). Il maestro Rigdzin Gödemcen (1337-1408) lo rinvenne nel 1366 e in seguito lo trascrisse. 

CITTA Ā:

Le prime tre sillabe sono in lingua sanscrita. Citta in questo contesto significa “cuore”, la sorgente e dimora naturale della pura coscienza o consapevolezza di sé. Ā (vocale lunga) in quanto esclamazione esprime la gioia del ricordo o riconoscimento della propria essenza originaria indicata dalla sillaba A (vocale breve); inoltre, avendo anche il significato del verbo ās (essere presente, esistere, dimorare, rimanere, continuare) comunica il messaggio che Samantabhadra è presente incessantemente nel proprio cuore e costituisce la vera natura della coscienza, perciò occorre rimanere lì, continuando a mantenere la pura consapevolezza di sé. Queste parole sanscrite costituiscono l'indicazione iniziatica del significato profondo della "Preghiera di Samantabhadra". I due punti sono la traslitterazione del segno d'interpunzione ter-tseg che contraddistingue i terma.

de nas thog ma'i sangs rgyas kun tu bzang pos: 'khor ba'i sems can sangs mi rgya ba'i dbang med pa'i smon lam khyad par can 'di gsungs so:

Poi il buddha originario Samantabhadra disse questa preghiera speciale, grazie alla quale è impossibile che gli esseri senzienti del saṁsāra non diventino buddha.

“Poi” si riferisce al capitolo precedente e dà inizio a questo breve prologo. La nozione di “buddha originario” è peculiare della tradizione tantrica ed è uno sviluppo dell'insegnamento del Buddha Śākyamuni sulla presenza in ogni essere della coscienza luminosa (pabhassara citta), la vera natura della propria coscienza che costituisce il seme o potenziale innato della realizzazione dello stato di buddha. (2)

Il nome sanscrito Samantabhadra, Kuntu Sangpo in tibetano, significa “totalmente buono”. Nel buddhismo mahāyāna è un grande bodhisattva, un futuro buddha. Nel Gaṇḍavyūha Sūtra l'omonimo bodhisattva è il maestro finale che rivela il suo straordinario potere di purificazione ed elevazione degli esseri senzienti. L'intento altruistico di tale potere è espresso da una celebre preghiera o aspirazione (praṇidhāna), la cui recitazione conclude il Sūtra. (3)

Nei tantra dello dzogchen (atiyoga) il nome di Samantabhadra ha un significato speciale, perché non designa il grande bodhisattva, bensì il buddha originario, inteso come il maestro primordiale, il quale conseguì l'illuminazione prima di tutti gli altri buddha ma, differentemente da loro, senza aver mai sperimentato il divenire karmico. Egli è “totalmente buono” perché è sin dal principio libero dalla dualità di bene e male, giusto e sbagliato, dovuta all'apparizione dei mondi del saṁsāra.

Di conseguenza, anche la sua preghiera è speciale, in quanto non è l'aspirazione o il voto del bodhisattva di aiutare tutti gli esseri sofferenti, ma è piuttosto l'eterno auspicio che essi si liberino dal saṁsāra assumendo il punto di vista non duale del buddha originario; infatti, se recitassero questa preghiera comprendendone il significato profondo, sicuramente diventerebbero buddha.

ho: snang srid 'khor 'das thams cad kun: gzhi gcig lam gnyis 'bras bu gnyis: rig dang ma rig cho 'phrul te: kun tu bzang po'i smon lam gyis: thams cad chos dbyings pho brang du: mngon par rdzogs te sangs rgyas shog:

Oh, tutti i fenomeni e gli esseri, il saṁsāra e il nirvāṇa, hanno un'unica base, [ma ci sono] due vie e due mete. Essi sono la magica manifestazione dell'ignoranza e della conoscenza. Grazie alla preghiera di Samantabhadra, possano tutti diventare buddha perfettamente realizzati nella dimora che è la sorgente della realtà.

“Oh” esprime la meraviglia del riconoscimento. I fenomeni sono i mondi o le dimensioni in cui vivono gli esseri. Sia il saṁsāra sia il nirvāṇa hanno la medesima base, lo stesso fondamento originario, tuttavia sono caratterizzati da due vie: l'ignoranza o inconsapevolezza della base e la conoscenza o consapevolezza della base. Esse conducono a due mete distinte: l'illusione e la liberazione. Il saṁsāra e il nirvāṇa non sono altro che magiche manifestazioni, portenti o prodigi dell'inconsapevolezza e della consapevolezza.

L'auspicio di Samantabhadra è che, recitando questa preghiera, tutti gli esseri nel saṁsāra possano riconoscere la “sorgente della realtà” (dharmadhātu), la dimora stessa del buddha primordiale, e lì realizzare perfettamente la meta del nirvāṇa.

kun gyi gzhi ni 'dus ma byas: rang byung klong yangs brjod du med: 'khor 'das gnyis ka'i ming med do: de nyid rig na sangs rgyas te: ma rig sems can 'khor bar 'khyams: khams gsum sems can thams cad kyis: brjod med gzhi don rig par shog:

La base universale è non formata, autooriginata, una spaziosa estensione, ineffabile, priva dei termini saṁsāra e nirvāṇa. Quando la si conosce si diventa buddha. Gli esseri senzienti che non la conoscono vagano nel saṁsāra. Tutti gli esseri dei tre regni possano conoscere il significato della base ineffabile.

La base universale (ālaya) è il fondamento unico del saṁsāra e del nirvāṇa. Essa non è formata o composta (asaṁskṛta), differentemente da tutto ciò che appare formandosi e, quindi, è destinato a perire disgregandosi. È autooriginata (svayambhū), in quanto non è generata da cause e circostanze, ma esiste di per se stessa naturalmente. Inoltre è una spaziosa estensione, paragonabile allo sconfinato spazio celeste, ed è ineffabile, al di là delle definizioni limitate espresse da parole e concetti. In essa non sono concepibili neanche i termini saṁsāra e nirvāṇa. Chi la riconosce è un buddha, un essere sveglio, consapevole, realmente cosciente. Chi non la riconosce è un essere inconsapevole, solo apparentemente cosciente, che vaga nel saṁsāra come in un sogno.

L'auspicio di Samantabhadra è che tutti gli esseri presenti nei tre regni del desiderio, della forma e dell'assenza di forma, in cui si suddividono i vari livelli del saṁsāra, possano risvegliarsi pienamente riconoscendo la base universale come la loro ineffabile, autentica natura originaria.

kun tu bzang po nga yis kyang: rgyu rkyen med pa gzhi yi don: de nyid gzhi las rang byung rig:

Anch'io, Samantabhadra, ho conosciuto il significato della base senza cause e circostanze, precisamente quando sono scaturito naturalmente dalla base.

Il Buddha Śākyamuni è nato come essere umano e si è liberato dall'illusione del divenire karmico conoscendo la base universale grazie alla pratica del “nobile ottuplice sentiero” da lui riscoperto; invece Samantabhadra ha conosciuto la base prima che apparisse la dualità di saṁsāra e nirvāṇa.

Poiché la base universale è autooriginata, anche la sua conoscenza diretta da parte del buddha primordiale non dipende dalle cause e dalle circostanze della pratica del nobile ottuplice sentiero. Ciò è possibile perché Samantabhadra ha conosciuto la base nel momento stesso in cui è scaturito da essa in modo naturale, non condizionato da alcun karma.

L'essenza ineffabile della base è sconfinata e indeterminabile; non è nulla di definibile, eppure è il fondamento unico di tutta la manifestazione del saṁsāra e del nirvāṇa, similmente allo spazio celeste che è la base degli elementi aria, fuoco, acqua e terra. La manifestazione dipende dall'energia della base. Quando l'espressione dinamica dell'energia ha inizio, si manifesta spontaneamente come luci, raggi e suoni. In quel momento dalla base sorge anche la percezione della manifestazione.

Nel caso di Samantabhadra, non appena l'energia dell'essenza ha incominciato a manifestarsi, egli ha riconosciuto la base. Proprio questo riconoscimento avvenuto all'inizio della manifestazione definisce Samantabhadra come "buddha originario". Egli è apparso precisamente in quel momento, riconoscendo immediatamente e in modo diretto, senza cause e circostanze, la base universale come la sorgente ineffabile della manifestazione.

phyi nang sgro skur skyon ma btags: dran med mun pa'i dri ma bral: de phyir rang snang skyon ma gos: rang rig so la gnas pa la:

Non ho attribuito i difetti della sopravvalutazione e della sottovalutazione all'esterno e all'interno e sono rimasto libero dall'impurità dell'oscurità dell'incoscienza; perciò la mia visione non è oscurata da difetti e rimango nello stato di autocoscienza.

Samantabhadra ha percepito la manifestazione così com'è realmente, senza proiettare su di essa i difetti dei giudizi che eccedono e difettano, sopravvalutando o sottovalutando ciò che appare come esterno e interno. Non percependo la dualità di soggetto e oggetto, Samantabhadra non ha concepito nessuna idea erronea riguardo all'esistenza o inesistenza di se stesso e dei fenomeni.

L'assenza di falsi giudizi positivi o negativi da parte di Samantabhadra non è uno stato ottenebrato di incoscienza, paragonabile a una condizione psichica priva di pensieri ma senza presenza mentale. La sua visione o percezione non è stata oscurata dai difetti delle proiezioni all'inizio della manifestazione e non lo è tuttora, nondimeno egli è rimasto presente a se stesso e continua ad essere pienamente cosciente, consapevole di sé, ossia della base universale.  

    1. TBRC W18557: rDzogs pa chen po dgons pa zan thal gyi chos skor, Simla, Thub bstan rdo rje brag e wam lcog sgar, 2000, vol. 4, nge, pp. 171-177.
    2. Cfr. Piya Tan, The Radiant Mind.
    3. Vd. “La regina delle preghiere”.