martedì 18 aprile 2017

Sapienza trascendente 2



2. L'esercizio

L'esercizio (goms pa, abhyāsa) è la pratica ripetuta, grazie alla quale si acquisisce sempre più familiarità con il tema. Nel caso specifico il tema è la sapienza trascendente (prajñā-pāramitā). 

Nel capitolo 17.6 de Il prezioso ornamento di liberazione Gampopa tratta questo argomento basandosi sia sulle fonti scritturali peculiari del buddhismo mahāyāna, sia sulla tradizione tantrica del "grande sigillo" (mahāmudrā), a cui fu introdotto dal maestro tibetano Milarepa

L'esposizione si articola in quattro parti: preparazione, stato contemplativo, stato successivo e segni della pratica. 


2.1. La preparazione

La prima parte riguarda gli esercizi preliminari (sngon 'gro) che preparano allo stato contemplativo. Qui la preparazione consiste nel lasciare la coscienza nel suo stato naturale (sems rnal du dbab pa). Quando la coscienza, a causa della distrazione, è agitata, turbata o eccitata, deve essere ricondotta alla sua reale condizione naturale, come l'acqua torbida che torna ad essere limpida, chiara, cristallina. In quale modo? 

Per quanto riguarda le fonti mahāyāna, Gampopa cita un passo della Sapienza trascendente in settecento strofe (Saptaśatika-prajñā-pāramitā) che recita così: «Un nobile figlio o una nobile figlia dovrebbero frequentare luoghi appartati, godere dell'assenza di contatti e restare seduti senza pensare alle svariate cose». (1) 

Nobile figlio e nobile figlia sono coloro che seguono l'insegnamento buddhista che guida alla liberazione dal saṁsāraI luoghi appartati sono nella natura, oppure sono edifici che isolano dalla confusione e dal frastuono della vita mondana. I contatti sono le relazioni sociali, tanto dirette quanto indirette. Le cose sono le immagini mentali che riguardano il soggetto e l'oggetto, ossia se stessi e tutto il resto, persone, oggetti, luoghi, eventi, tempi ecc.

In breve, è necessario allontanarsi da ciò che distrae e lasciare che la coscienza ritorni al suo stato di limpidezza naturale, evitando di alimentare pensieri che la rendendo torbida. 

Gampopa accenna anche all'importanza degli esercizi preliminari propri della tradizione della mahāmudrā, ma non spiega in cosa consistono. Per saperlo dobbiamo ricorrere ad altre fonti del medesimo autore, da cui si evince che questo tipo di preparazione tantrica è essenzialmente devozionale. Egli afferma che la sua tradizione è il lignaggio della benedizione; perciò, se la benedizione dei guru non discende in se stessi, nella propria coscienza non può apparire la comprensione del vero significato del grande sigillo. La discesa della benedizione non richiede sforzo: essa accade grazie alla preghiera e se c'è devozione. (2) 

La "benedizione" (byin rlabsadhiṣṭhānaè il potere della realizzazione spirituale dei maestri del lignaggio: essa sostiene gli allievi nella loro pratica meditativa fino alla realizzazione totale. Nella tradizione tantrica della mahāmudrā la trasmissione diretta della conoscenza non duale della vera natura della coscienza è possibile grazie alla benedizione del guru radice, l'insegnante principale.  

Un breve testo che sintetizza l'insegnamento tradizionale al riguardo è La via universale - Il grande sigillo di Gampopa, (3) in cui si legge: «la fase preparatoria consiste nel praticare con fede, dedizione e rispetto la meditazione del guru-yoga tre volte durante il giorno e tre volte durante la notte». (4) 

Commentando questo passo, Tenga Rinpoche spiega che «si dovrebbe generare fede e fiducia in qualsiasi guru si consideri come il proprio guru radice e si dovrebbe meditare sul guru-yoga: dopo aver invocato il guru, si dovrebbe immaginare che il guru stesso svanisce in luce e che tale luce è assorbita nella propria coscienza, nel proprio cuore. I questo modo, la propria coscienza e la coscienza del guru si fondono. Quindi si dovrebbe rimanere in questo stato di inseparabilità della propria coscienza e della coscienza del guru. Se si pratica così, la realizzazione della mahāmudrā   sorge naturalmente. Si dovrebbe meditare in questo modo non solo una volta, ma ripetutamente. Si dovrebbe invocare spesso il proprio guru e poi praticare la meditazione della mahāmudrā, lasciando la propria coscienza nello stato inalterato». (5) 

Come mai Gampopa ne Il prezioso ornamento di liberazione non chiarisce cosa sono i preliminari della mahāmudrā? Forse perché un semplice accenno dovrebbe essere sufficiente. D'altronde, il testo non affronta temi tantrici, ma verte unicamente sulla comune tradizione exoterica dei sūtra, dove la prajñā-pāramitā è la mahāmudrā non tantrica, la cui trasmissione avviene senza la meditazione del guru-yoga. 

Infatti, nel Chan/Zen, dove il "Sūtra del Cuore" è un testo fondamentale, si enfatizza proprio l'importanza della trasmissione da cuore a cuore, secondo una tradizione che viene fatta risalire al Buddha stesso, quando egli trasmise la conoscenza della vera natura della coscienza a Mahākāśyapa. Tale trasmissione diretta è chiamata "sigillo del cuore" (cin. xīn yìn), ma non richiede la visualizzazione dell'unione della propria coscienza con quella del guru. (6) 

La meditazione del guru-yoga non è un metodo insegnato dal Buddha, nondimeno egli sottolineava la necessità del corretto atteggiamento verso i propri maestri spirituali: «Si dovrebbe onorare debitamente (namasseyya) colui o colei da cui si è appreso il Dharma insegnato dal Buddha, così come un brahmino venera il fuoco sacrificale». (7) Si tramanda che queste parole furono pronunciate in riferimento al devoto rispetto mostrato da Sāriputta nei confronti del suo primo maestro Assaji, uno dei cinque discepoli iniziali del Buddha.

Il devoto rispetto per l'insegnate è centrale in tutte le tradizioni buddhiste. Difatti, come si legge nel Gaṇḍavyūha-sūtra, una fonte del mahāyāna, «Gli amici spirituali (kalyāṇa-mitra) sono paragonabili a traghettatori, perché fanno attraversare il grande fiume del saṃsāra». (8) 

Alcuni versi di Saraha, maestro indiano della mahāmudrā, recitano così: «Chi non beve a sazietà l’ambrosia, il nettare dell’insegnamento del guru, finirà per morire soffrendo la sete nel penoso deserto dei testi dai molteplici significati». (9) «Quando le parole del guru penetrano nel cuore, è come vedere un tesoro sul palmo della mano». (10) 

Quel tesoro è la vera natura della propria coscienza, il sommo guru, a cui siamo introdotti direttamente dal guru umano del lignaggio di trasmissione. 

Ebbene, secondo la mahāmudrā, mantenere la consapevolezza della propria vera natura significa praticare il guru-yoga ultimo, supremo. Come insegna Khenpo Karthar, «Ogni volta che desideri vedere il tuo guru, semplicemente osserva la vera natura della tua coscienza, perché essa è la reale natura del guru». (11) 

   1. Rigs kyi bu'am/ rigs kyi bu mos dben pa'i mal stan brten par bya/ 'du 'dzi med pa la dga' bar bya/ mtshan ma thams cad yid la mi byed par skyil krung bcas te 'dug nas/. Cfr.   sGam.po.pa (a cura di Herbert V. Guenther), Il prezioso ornamento di liberazione, Roma, Ubaldini Editore, 1978, p. 234.
   2. Khrid chos mu tig tsar la brgyus pa, p. 1: 'o skol gyi 'di byin rlabs kyi brgyud pa yin pas/ bla ma'i byin rlabs ma zhugs na phyag rgya chen po'i don rgyud la 'char mi srid pa yin pas/ bla ma'i byin rlabs 'jug pa la tshegs med/ mos gus yod pas gsol ba btab pa la brten nas 'jug pa in/.
   3. rJe sGam po pa'i phyag rgya chen po lam gcig chod.
   4. sNgon 'gro dad pa dang/ mos pa/ gus pa gsum gyis nyin lan gsum mtshan lan gsum du bla ma'i rnal 'byor bsgom/.
   5. Lama Tashi Namgyal (ed.), "Shenpen Ösel", Seattle, Kagyu Shenpen Ösel Chöling, June 2000, Vol. 4.1 (Issue 9), pp. 87-88.
   6. La parola cinese xīn significa cuore, coscienza, ma spesso viene tradotta con "mente", come risulta anche da questo passo: «La trasmissione Chan ebbe inizio dall'assemblea del Picco dell'Avvoltoio, in cui l'Onorato dal mondo [Buddha] sollevò un fiore e il gesto venne compreso da Mahakasyapa, che sorrise. Viene detto il sigillo della mente mediante la mente e costituisce la "Trasmissione al di fuori dell'Insegnamento", il fondamento dell'intero Buddhadharma». Vd. Xu-yun, Nuvola Vuota - Autobiografia di un Maestro Chan, Roma, Ubaldini Editore, 1990, pp. 145-146.
   7. Dhammapada 392 (26.10).
   8. sGam.po.pa, op. cit., p. 46.
   9. do ha mdzod kyi glu: gang zhig bla ma'i man ngag bdud rtsi'i chu/ /gdung sel bsil ba ngoms par mi 'thung bar/ /de ni bstan bcos don mang mya ngan gyi/ /thang la skom pas gdungs te 'chi bar zad/ /. Cfr. Kurtis R. Schaeffer, Dreaming the Great BrahminNew York, Oxford University Press, 2005, p. 153.
   10. do ha mdzod kyi glu: bla ma'i smras pa gang gi snying zhugs pa/ /lag pa'i mthil du gnas pa'i gter mthong 'dra/ /. Cfr. Kurtis R. Schaeffer, op. cit.p. 138.
   11. Khenpo Karthar Rinpoche, Karma Chakme's Mountain Dharma, Vol. One, Woodstock, KTD Publications, 2004, p. 316.