venerdì 14 aprile 2017

Sapienza trascendente 1


1. L'omaggio

smra bsam brjod med shes rab pha rol phyin/ /
ma skyes mi 'gag nam mkha'i ngo bo nyid/ /
so so rang rig ye shes spyod yul ba/ /
dus gsum rgyal ba'i yum la phyag 'tshal lo/ /

Omaggio alla madre
dei vittoriosi nei tre tempi,
sapienza trascendente
che non può essere espressa
tramite parole e concetti,
che ha la natura dello spazio celeste,
senza nascita ed incessante,
e che è oggetto della conoscenza individuale
della consapevolezza di sé.

Il testo tibetano qui tradotto è tratto dalla Lode di Rāhula alla Madre (sGra can 'dzin gyis yum la bstod pa) ed è citato dal maestro tibetano Gampopa ne Il prezioso ornamento di liberazione. (1) 

L'omaggio è il saluto iniziale che esprime il proprio riconoscimento della divina sapienza (prajñā). Chi la possiede è libero dal saṁsāra, perciò essa è la somma madre di tutti i buddha del passato, presente e futuro. 

A differenza della sapienza mondana, la sapienza trascendente non è realmente comunicabile a parole e non può essere davvero acquisita tramite concetti; essa può essere indicata da un insegnante, però deve essere conosciuta da sé, individualmente, in modo analogo al sapore del miele.

La sua ineffabile natura è paragonabile a quella dello spazio celeste: le cose che appaiono nello spazio hanno origine e fine, ma lo spazio non subisce nessuna alterazione; similmente, la sapienza trascendente non è un oggetto che appare, si trasforma e scompare. 

La sapienza trascendente è accessibile soltanto in quanto oggetto o campo di esperienza di una particolare conoscenza definita "non duale", in cui il soggetto e l'oggetto sono la medesima, unica realtà. La conoscenza non duale è la coscienza per natura consapevole di sé, come un lume che illumina se stesso. 

Tale consapevolezza di sé non è la consapevolezza del proprio corpo o delle proprie azioni e non è neppure la consapevolezza delle proprie sensazioni o emozioni, dei propri pensieri o di qualsiasi stato mentale transitorio. Essa è la propria incessante vera natura, indicata dal Buddha come coscienza intrinsecamente luminosa, chiara, limpida. (2) 

«Oh, proprio questa è la conoscenza della consapevolezza di sé», insegnava Tilopa a Nāropa. «Essa trascende i discorsi e non è oggetto della mente». (3) 

Ebbene, quando la conoscenza della sapienza trascendente dipende da parole e concetti è indiretta ed equivale a sapere che un dato pezzo di pietra contiene argento: per poter utilizzare il prezioso metallo lo si deve estrarre; in maniera analoga, dalla conoscenza indiretta occorre passare alla conoscenza diretta, esercitandosi ad estrarre la pura consapevolezza di sé da tutto ciò che è altro da sé.


1. sGam.po.pa (a cura di Herbert V. Guenther), Il prezioso ornamento di liberazione, Roma, Ubaldini Editore, 1978, p. 134.
2. Pabhassara Sutta (Aṅguttara Nikāya 1.49-52).
3. Kyai ho 'di ni rang rig ye shes te/ /ngag gi lam 'das yid kyi spyod yul min/ /. Cfr. sGam.po.pa, op. cit., pp. 227-228.