mercoledì 15 marzo 2017

Il Sutra del Cuore 5-6



Tasmācchāriputra aprāptitvād bodhisattvaḥ prajñāpāramitāmāśritya viharatyacittāvaraṇaḥ. 
Cittā­varaṇanāstitvād atrasto viparyāsātikrānto niṣṭhānirvāṇaprāptaḥ.

(5) Perciò, o Śāriputra, a motivo dell'assenza di ottenimento, il bodhisattva, basandosi sulla sa­pienza trascendente, rimane senza oscuramenti della coscienza. A causa dell'assenza di oscura­menti della coscienza, non è spaventato ed è al di là delle concezioni errate: ha realizzato il nir­vāṇa finale.

L'assenza di ottenimento indica il raggiungimento della via finale (niṣṭhā-mārga), la quinta se­condo il mahāyāna, dove non occorre più esercitarsi (aśaikṣa) nel nobile ottuplice sentiero. Il gran­de bodhisattva che, facendo affidamento sulla sapienza trascendente, giunge alla via finale, vive li­bero dagli oscuramenti della coscienza: attaccamento, avversione, confusione, ecc.
Poiché è continuamente consapevole della vera natura della coscienza totalmente luminosa, il bodhisattva non è spaventato né dai molteplici e mutevoli riflessi del saṁsāra né dalla loro cessa­zione nella vacuità del nirvāṇa.
La sapienza del bodhisattva trascende tutte le convinzioni errate delle persone ordinarie, essendo al di là sia del nichilismo (non riconoscere o negare la continuità della coscienza e del karma indivi­duale dopo la morte) sia dell'eternalismo (credere nella permanenza eterna di un'identità personale identificata con gli aggregati).
Il bodhisattva libero da oscuramenti non ricerca più il nirvāṇa, non lo contempla come un ogget­to e non accede neanche ad esso temporaneamente; bensì, è stabile, fermo, incrollabile nella realiz­zazione del nirvāṇa della via finale.

Tryadhvavyavasthitāḥ sarvabuddhāḥ prajñāpāramitāmāśrityānuttarāṁ samyaksambodhimabhi­sam­buddhāḥ.

(6) Tutti i buddha che dimorano nei tre tempi, basandosi sulla sapienza trascendente sono comple­tamente coscienti della suprema, vera, piena consapevolezza. 


Tutti gli esseri illuminati del passato, presente e futuro hanno fatto o faranno affidamento sulla sapienza trascendente; senza di essa non è possibile risvegliarsi completamente, perfettamente co­scienti (buddha) della propria vera natura, la consapevolezza (bodhi) priva di attributo e senza fine.
Poiché questo è il nirvāṇa finale, Avalokiteśvara non è semplicemente un bodhisattva, intento a percorrere il sentiero della piena illuminazione a beneficio di tutti gli esseri: Avalokiteśvara è già un buddha. Anzi, da un punto di vista più profondo, Avalokiteśvara personifica la stessa "natura di bud­d­ha" (tathāgata-garbha), il cuore spirituale di tutti gli esseri.
Questo è anche il senso ultimo della rappresentazione di Avalokiteśvara con mille braccia aperte e mille occhi luminosi, uno in ogni palmo: gli infiniti esseri del saṁsāra sono abbracciati ugual­mente dal compassionevole sguardo salvifico del loro vero volto originario.