giovedì 23 febbraio 2017

Il Sutra del Cuore 4a



Tasmācchāriputra śūnyatāyām na rūpaṁ na vedanā na saṁjñā na saṁskārāḥ na vijñānam. 
Na ca­kṣuḥśrotraghrāṇajihvākāyamanāṁsi. 
Na rūpaśabdagandharasaspraṣṭvyadharmāḥ. 
Na cakṣurdhā­tur yāvanna manovijñānadhātuḥ.


(4a) Perciò, o Śāriputra, nella vacuità non c'è forma, non c'è sensazione, non c'è concetto, non ci sono impulsi e non c'è percezione. Non ci sono occhio, orecchio, naso, lingua, corpo e mente. Non ci sono forma, suono, odore, sapore, oggetto tattile e oggetto mentale. Non c'è nessuna sfera della vista [eccetera] fino a nessuna sfera della percezione mentale.

La propria vera natura, la coscienza del tutto luminosa, è vuota di ciò che non è sé, quindi è priva di qualsiasi attributo caratteristico degli elementi dell'esperienza. In tale vacuità, non c'è identifica­zione di sé con i cinque aggregati (skandha), perciò non c'è forma, non c'è sensazione, non c'è con­cetto, non ci sono impulsi e non c'è percezione.
I sensi fisici e il senso mentale costituiscono le basi interne (adhyātma-āyatana) dell'esperienza: i primi cinque (occhio-vista, orecchio-udito, naso-olfatto, lingua-gusto e corpo-tatto) appartengono all'aggregato della forma, il sesto è la mente, l'organo specifico dell'aggregato della percezione.
Gli oggetti fisici e quelli soltanto mentali sono le basi esterne (bāhya-āyatana) dell'esperienza: i primi cinque (forma, suono, odore, sapore e oggetto tattile) fanno parte dell'aggregato della forma, invece gli oggetti mentali sono i contenuti non fisici degli altri aggregati.
Le diciotto sfere (dhātu) dell'esperienza comprendono le sei sfere dei sensi (indriya), identiche alle basi interne, le sei sfere degli oggetti (viṣaya), identiche alle basi esterne, e le sei sfere delle percezioni (vijñāna) degli oggetti fisici e mentali. Il testo nomina la prima sfera e l'ultima, includen­do con l'espressione "fino a" le altre sedici sfere.
Anche se nella consapevolezza della propria vera natura non c'è identificazione di sé con gli ele­menti dell'esperienza, essi continuano ad apparire quando sono presenti le condizioni, similmente alla luna nell'acqua o al riflesso del proprio volto.
Così come la luna e il volto non sono i rispettivi riflessi né dipendono da essi, la coscienza lumi­nosa non è gli elementi dell'esperienza né dipende da essi. Tuttavia, ignorando la vera natu­ra di sé, ci si identifica con i cinque aggregati e, credendo di essere o possedere gli elementi dell'espe­rienza, si rimane intrappolati nel ciclo di nascita e morte del saṁsāra.