sabato 18 febbraio 2017

Il Sutra del Cuore 3



Iha śāriputra sarvadharmāḥ śūnyatālakṣaṇā anutpannā aniruddhā amalā avimalā anūnā aparipūr­ṇāḥ.



(3) Qui, o Śāriputra, tutti gli elementi sono caratterizzati dalla vacuità; sono senza nascita e senza cessazione, non impuri né puri, non incompleti né pieni.

Gli elementi (sans. dharma) sono i fattori fondamentali dell'esperienza, raggruppati in categorie come, per esempio, quella dei cinque aggregati. Gli elementi del saṁsāra, il ciclo del divenire con­dizionato dal karma, nascono, appaiono o sono prodotti a causa dell'ignoranza (avidyā) della propria vera natura (svabhāva); di conseguenza, essi cessano nel nirvāṇa a causa della conoscenza (vidyā) della propria vera natura.
Però, sia la nascita sia la cessazione degli elementi dell'esperienza riguar­dano l'apparenza, che è paragonabile al riflesso di sé in uno specchio. Così come il riflesso è vuoto di sé, perché non è sé, anche i fenomeni della nascita degli elementi del saṁsāra e della loro cessa­zione nel nirvāṇa sono vuoti di sé, non sé (anātman). Quindi, dal punto di vista della propria vera natura, il sé che è la co­scienza totalmente lumi­nosa, priva di attributo e senza fine, non c'è reale nascita o cessazione degli elementi dell'esperienza personale.
Se si ricerca la cessazione degli elementi del saṁsāra, ci si identifica ancora con essi. Invece, quando si ha il riconoscimento della propria vera natura, si lascia andare l'identificazione con gli elementi che nascono, senza comunque ricercare la loro cessazione.
La profonda condotta secondo la sapienza trascendente consiste nel mantenere la consapevolezza della coscienza luminosa, lasciando che gli elementi della propria esperienza (percezioni, sensazio­ni, pensieri, emozioni ecc.) appaiano e scompaiano naturalmente.
Se si lascia che gli elementi dell'esperienza sorgano e svaniscano in modo naturale, senza identi­ficarsi con essi accettando gli elementi positivi e rifiutando quelli negativi, si comprende che anche la distinzione tra elementi impuri e puri riguarda solo l'apparenza, il riflesso.
La propria vera natura non è realmente contaminata dagli elementi impuri, come le afflizioni dell'attaccamento, dell'avversione e della confusione, e non è neppure realmente purificata grazie agli elementi puri, come la pratica della generosità, della pazienza, dell'etica, della diligenza e della concentrazione meditativa.
Se si ricerca la purificazione identificandosi con gli elementi puri, evidentemente ci si identifica ancora con gli elementi impuri. Invece, quando li si osserva rimanendo consapevoli della propria vera natura, viene meno l'identificazione con gli elementi impuri, così come con quelli puri, e la pu­rificazione accade in modo naturale.
Al contrario, non riuscendo a vedere l'illusorietà dell'identificazione con gli elementi dell'espe­rienza, noi finiamo per credere di essere protagonisti di una cosmica telenovela in cui, episodio dopo episodio, vita dopo vita, cerchiamo di ottenere la diminuzione dei difetti del saṁsāra e l'au­mento delle qualità del nirvāṇa. In verità, anche l'evoluzione personale, caratterizzata dalla ridu­zione del karma negativo e dal completamento del karma positivo, riguarda solo l'apparenza, il ri­flesso, la trama del film.
Chi si risveglia alla vera natura della propria coscienza è come uno spettatore che, dopo essersi immerso nella narrazione cinematografica, ritrova la propria posizione originaria recuperando la piena consapevolezza di sé, totalmente libero sia dalle cause sia dagli effetti delle vicende racconta­te dalla pellicola.