giovedì 2 febbraio 2017

Ashtavakra 1.19-20


yathaivādarśamadhyasthe rūpe'ntaḥ paritastu saḥ |
tathaivāsmin śarīre'ntaḥ paritaḥ parameśvaraḥ || 19 ||

19. Così come all'interno del riflesso che appare in uno specchio e all'esterno c'è quel­lo [stesso specchio], all'interno di questo corpo e all'esterno è presente il som­mo Signo­re. 

In precedenza, per descrivere la condizione psichica di un essere inconsapevole di sé, la mente è stata paragonata ad uno specchio che cambia posizione di continuo al fine di illuminare i diversi oggetti sensoriali.
Invece qui il testo impiega la metafora dello specchio per indicare lo stato di co­scienza di un essere pienamente consapevole. Da questo punto di vista il sé, il vero io che costituisce la propria reale natura originaria, è paragonabile a uno specchio co­stantemente fermo: il corpo vi appare come un riflesso, dentro il quale e fuori del quale c'è solo lo specchio del medesimo sé.
Il sommo Signore (parama-īśvara) non è un'altra entità, un grande essere celeste che crea i mondi e li governa come un sovrano universale imponendo la legge della retribu­zione karmica: l'unico, reale sommo Signore è unicamente il puro sé.

ekaṁ sarvagataṁ vyoma bahirantaryathā ghaṭe |
nityaṁ nirantaraṁ brahma sarvabhūtagaṇe tathā || 20 ||

20. Così come l'unico spazio onnipervasivo è fuori e dentro un vaso, il costante e con­tinuo Brahman è in tutti gli esseri. 

Analogamente allo spazio, che è lo stesso fuori e dentro un vaso, il Brahman, l'uni­ca realtà assoluta, pervade in ugual modo tutti gli esseri e non è limitato dai loro cor­pi. Il Brahman è costante e continuo, per­ché è present­e da sempre, incessantemente, senza mai mutare. 
Chi comprende profondamente che il Brahman è il vero ātman o sé, la pura co­scienza che costituisce la propria identità originaria, sa che ciò che è davvero reale è soltanto l'as­soluto sé. Perciò, quando il vaso del corpo si frantumerà, la consapevolez­za dell'uguaglianza tra spazio interno ed esterno, tra sé ed assoluto, ātman e Brahman, risplenderà libera­mente come il sole nel cielo terso e non potrà più esserci ricaduta nella rete del saṁ­sāra.


Fine del primo capitolo
dell'Aṣṭāvakra Gītā.