mercoledì 25 gennaio 2017

Ashtavakra 1.18



sākāramanṛtaṁ viddhi nirākāraṁ tu niścalam |
etattattvopadeśena na punarbhavasambhavaḥ || 18 ||


18. Comprendi che ciò che ha forma è falso, mentre ciò che è senza forma è im­mutabile. Grazie a questo insegnamento sulla vera realtà, viene meno la causa della rinasci­ta. 

Ciò che ha forma è l'apparenza, ogni cosa percepita, per natura mute­vole e transito­ria. Tutti gli oggetti della propria esperienza, sensazioni, emozioni, azioni, pensieri, ricordi, fantasie ecc., esistono, ma non sono davvero reali. Ciò che è privo di forma, invece, è il sé, il vero io, la pura coscienza che è per natura immutabi­le, inalterabi­le, costante e, quindi, ultimamente reale. 
Se non si comprende questa verità, rimane l'illusione di essere l'apparenza e, dopo la morte, inevitabilmente si cercherà di mantenere tale falsa identità, desiderando e tratte­nendo ciò che ha forma. 
La rinascita o reincarnazione non è una necessità evolutiva, un processo naturale e neppure un'inderogabile norma divina. Pur essendo stata concepita come legge tassa­tiva dagli dei (deva), per mantenere il controllo sugli esseri senzienti e assicurarsi la loro eter­na sottomissione, la rinascita è possibile soltanto se ci si identifica con le azioni e le loro conseguenze, positive o negative. In questo caso il proprio bagaglio karmico condizione­rà la formazione di un nuovo organismo psicofisico, a cui ci si le­gherà illudendosi di po­ter vivere di nuovo in un corpo. 
Diversamente, grazie all'insegnamento (upadeśa) che trasmette la conoscenza della vera real­tà (tattva) del sé, per natura libero dal karma, viene meno la causa stessa del­la trasmigrazione e alla fine della vita si sfuggirà per sempre alla rete del saṁsāra.