giovedì 15 dicembre 2016

La meditazione

James Swartz

In meditazione chi medita indaga sul proprio mondo interiore. Il sé è ciò che osserva la meditazione. La meditazione consiste nel creare le condizioni in cui è più facile distinguere il sé dagli oggetti che appaiono nel sé. La liberazione (moksha) è atma anatma viveka, la comprensione della differenza tra il sé e gli oggetti.

In meditazione non ho oggetti fisici di cui preoccuparmi, ma soltanto oggetti sottili. Quando meditiamo possiamo "vedere", "sentire" o "udire" il silenzio, che è un oggetto. Possiamo conoscerlo.

Vediamo i suoni entrare nel silenzio e sparire dal silenzio. Possiamo vedere i nostri pensieri entrare nel silenzio e scomparire dal silenzio. Se abbiamo un'esperienza importante, allora proviamo emozioni generate da quella esperienza, le quali appaiono nel silenzio e scompaiono dal silenzio.

Così abbiamo due oggetti in meditazione: il silenzio e l'attività mentale che appare nel silenzio. Inoltre c'è un terzo fattore, che è me, il testimone del silenzio. Se vediamo, sperimentiamo o conosciamo il silenzio, non possiamo essere il silenzio, perché non possiamo essere ciò che vediamo.

In meditazione ci sono sempre tre fattori. La meditazione consiste nel sedere calmi e capire com'è conosciuto il silenzio. Qual è il mio posto nella scena? Chi sono io?

Se tu sei chi siede in silenzio, non sei libero, perché il silenzio è più grande di te, ti abbraccia. Ma chiediti: "Chi vede il silenzio che mi abbraccia? Chi vede il mio corpo seduto in silenzio?".

La liberazione (moksha) è il riconoscimento che quella consapevolezza è te. Questo è il motivo per cui puoi ottenere moksha in meditazione, posto che tu stia ricercando il testimone e non stia ricercando una particolare esperienza. Se cerchi un'esperienza particolare in meditazione, perdi chi testimonia l'esperienza, ciò che è sempre libero dall'esperienza.

Qualunque sia la tua esperienza esterna o interna, tu precedi ogni esperienza e continui ad esserci anche quando l'esperienza cessa. Appare un'esperienza particolare ed è testimoniata da te; essa persite un po', testimoniata da te; poi diminuisce e svanisce; ma sparisci anche tu quando l'esperienza svanisce? No.

Tu rimani semplicemente come il testimone; poi appare l'esperienza successiva, persiste e svanisce. Quindi, la consapevolezza che c'è costantemente, ciò che conosce, il testimone, l'osservatore, quello sono io. Identificati con quello e sei libero, perché è senza limiti, è permanente, non va e non viene. Contemplando questa [consapevolezza] otterrai la libertà che accompagna la conoscenza di sé.