mercoledì 14 dicembre 2016

Ashatvakra 1.13


kūṭasthaṁ bodhamadvaitamātmānaṁ paribhāvaya |
ābhāso'haṁ bhramaṁ muktvā bhāvaṁ bāhyamathāntaram || 13 ||


13. Essendoti liberato dall'illusione "io sono il riflesso" e dalla condizione d'identifica­zione sia esteriore sia interiore, medita sul sé come immutabile, con­sapevole e non du­ale.

Il sé, la vera natura originaria di se stessi, è paragonabile a una sorgente di luce. Così come la luce consente la visione illuminando gli oggetti, grazie al sé è possibile la consa­pevolezza di qualsiasi cosa. 
La realtà altra da sé, percepita come oggetto di sé, è illuminata non solo diretta­mente dalla luce del sé, ma anche indirettamente dalla luce riflessa dalla mente. 
La mente è come uno specchio che riflette la luce del sé focalizzandola sugli og­getti a cui fa attenzione. Lo specchio della mente non è di per sé luminoso, ossia co­sciente, tut­tavia sembra essere luminoso, dunque cosciente, quando riflette la luce del sé, l'unica pura coscienza.
In questo modo, a causa dell'illusione, essendoci confusione sulla natura della co­scienza, ci si identifica con la mente che sembra essere cosciente e con i suoi riflessi, co­sicché sorge la percezione falsa di sé come ego, l'io identificato con ciò che è "non sé" (anātman).
Quando l'attenzione è focalizzata sull'immagine riflessa che rappresenta la condi­zione esteriore del proprio corpo fisico, l'identificazione è "io sono questo corpo". Quando l'attenzione è focalizzata sulle immagini riflesse di condizioni inte­riori come piacere o dolore, l'identificazione è "io sono felice", oppure "io sono infe­lice" ecc.
Così come il riflesso del proprio volto è alterato dalle condizioni dello specchio e non è il volto stesso, la percezione mentale di sé è alterata dalle condizioni della men­te e non è realmente sé. Comprendendo che le condizioni d'identificazione este­riori e interiori della luce riflessa sono oggetti per natura transitori testimoniati dal sé, il te­stimone inces­sante, occorre meditare sul sé, la propria vera natura, lasciando che lo specchio della mente diventi limpido e rifletta puramente la luce del sé.
Le condizioni del corpo e della mente sono oggetti cangianti, mutevoli, transitori, in­vece io sono costante, permanente, immutabile (kūṭastha), pura consapevolezza per natura au­tocosciente, senza dualità di soggetto e oggetto. 
La vera natura della mia coscienza è la mede­sima essenza della coscienza di tutti gli esseri, l'unica vera realtà al di là della variegata molteplicità fenomenica.