martedì 15 novembre 2016

Ashtavakra 1.9-10



eko viśuddhabodho'hamiti niścayavahninā |

prajvālyājñānagahanaṁ vītaśokaḥ sukhī bhava ||9||


9. Avendo bruciato la fitta foresta dell'ignoranza col fuoco della convinzione "io sono l'unica pura consapevolezza", libero da sofferenza sii felice!

L'ignoranza di sé, la mancanza di comprensione della propria vera identità, è para­gonabile a una fitta foresta in cui l'ego si perde. Essa deve essere incendiata e consu­mata dal fuoco della sicura convinzione così espressa: "io sono l'unica pura consape­volezza".
Io non sono lo stato mentale in cui mi identifico con l'azione giusta o sbagliata. Io non sono lo stato mentale in cui mi identifico con le esperienze piacevoli o dolorose.

Io sono l'unica consapevolezza (bodha) che testimonia qualsiasi azione ed espe­rienza, ma rimane incontaminata, pura (viśuddha), libera sia dal bene che dal male, sia dalla gioia che dalla sofferenza. Questa è la mia innata felicità.


yatra viśvamidaṁ bhāti kalpitaṁ rajjusarpavat |
ānandaparamānandaḥ sa bodhastvaṁ sukhaṁ cara ||10||


10. Tu, quella consapevolezza, beatitudine, somma beatitudine, in cui appare questo mondo, immaginato come un serpente là dove c'è una corda, vivi felice!

Io sono quella consapevolezza, pura coscienza, per natura libera dalla sofferenza, bea­titudine che trascende le gioie e i piaceri dipendenti dai sensi. Eppure, non ricono­scendo la mia vera identità, mi sono identificato con l'esperienza fenomenica di que­sto mon­do, apparso in me come un serpente velenoso, immaginato dalla mia mente al posto di un'innocua corda. 

Perciò, a cosa serve cercare di uccidere o allontanare il serpente del saṁsāra? La tossic­a apparenza con cui l'ego si identifica non esiste realmente. L'unica vera realtà è sol­tanto la corda della pura consapevolezza. La propria reale felicità dipende unica­mente da questo riconoscimento.