martedì 1 novembre 2016

Ashtavakra 1.6-8



dharmādharmau sukhaṁ duḥkhaṁ mānasāni na te vibho |
na kartāsi na bhoktāsi mukta evāsi sarvadā ||6||


6. Bene e male, piacere e dolore sono attributi della mente, non tuoi, o sovra­no. Non sei il soggetto che agisce e non sei il soggetto che fruisce; in verità sei sempre libero. 

Bene (dharma) e male (adharma), vale a dire ciò che è giusto oppure sbagliato se­condo la legge o la religione, sono attributi della mente che prova sensazioni ed emo­zioni, pen­sa e ragiona. Anche il piacere (sukha) e il dolore (duḥkha) appartengono alla mente, al corpo sottile. 
Il vero sovrano, il quale domina su tutto e da nulla è dominato, è la pura coscienza che testimonia tanto il corpo fisico quanto il corpo sottile, rimanendo libera sia dal male che dal bene, sia dal dolore che dal piacere. 
Il soggetto che agisce (kartā), invece, è l'ego, l'identificazione di sé con l'azione, bene o male. Ugualmente, il sog­getto che fruisce (bhoktā) è l'ego, l'identificazione di sé con l'espe­rienza, piacere o dolore. 
La pura coscienza non è l'ego identificato con l'azione o con l'esperienza, ma il te­stimone di entrambe; perciò, in verità, è sempre libera (mukta) dalle conseguenze ne­gative o positi­ve delle azioni, così come è libera dai lacci del piacere e del dolore.


eko draṣṭāsi sarvasya muktaprāyo'si sarvadā |
ayameva hi te bandho draṣṭāraṁ paśyasītaram ||7||

7. Sei l'unico osservatore di tutto e virtualmente sei sempre libero. In realtà il tuo lega­me è soltanto questo: tu percepisci l'osservatore come qualcos'altro. 

Se la nostra vera natura è pura coscienza, l'unico osservatore (draṣṭā) o testimone di ogni azio­ne ed esperienza, è come se fossi sempre liberi; allora, come mai siamo condizionati dal bene e dal male, dal piacere e dal do­lore? 
Il nostro legame condizionante, in realtà, è soltanto l'ignoranza della nostra reale iden­tità, la confusione su ciò che siamo realmente: infatti, anche se siamo per natura l'osserv­atore, ci percepiamo come qualcos'altro, ossia come il soggetto che agisce bene o male e che sperimenta piacere o dolore. 



ahaṁ kartetyahaṁmānamahākṛṣṇāhidaṁśitaḥ |
nāhaṁ karteti viśvāsāmṛtaṁ pītvā sukhī bhava ||8||

8. Essendo stato stato morso dal grande serpente nero, la nozione dell'ego, tu dici "io sono chi agi­sce". Avendo bevuto il nettare della fiducia "io non sono chi agisce", sii fe­lice!

Il veleno del grande serpente nero è la nozione o convinzione dell'ego che suona così nella propria mente: "io sono chi agisce". Per neutralizzare tale veleno occorre assumere il suo antidoto, il nettare della fiducia nella propria reale identità, espressa dalla frase "io non sono chi agisce". In questo modo l'infelicità dell'intossicazione do­vuta all'identifica­zione dell'ego può svanire, lasciando emergere la felicità innata del­la pura consapevolez­za di sé.