martedì 11 ottobre 2016

Ashtavakra 1.5


na tvaṁ viprādiko varṇo nāśramī nākṣagocaraḥ |
asaṅgo'si nirākāro viśvasākṣī sukhī bhava ||5||


5. Tu non fai parte di una classe sociale, come quella sacerdotale o un'altra, non appar­tieni a un ordine sociale e non sei percepibile tramite i sensi. Tu sei privo di attacca­menti, senza forma, testimone di tutto. Sii felice!

La società induista tradizionale è suddivisa in quattro classi (varṇa) o caste princi­pali e in nu­merose sottocaste, a seconda della famiglia di origine e del mestiere svol­to. Il mae­stro Aṣṭāvakra, per esempio, dovrebbe appartenere alla superiore classe sa­cerdotale dei brāh­maṇa; mentre Janaka, essendo re, dovrebbe far parte dell'elite poli­tico-militare degli kṣa­triya. Ciò nonostante, Aṣṭāvakra spiega a Janaka che la propria vera iden­tità non ha nulla a che fare con la classe sociale.
Un'ulteriore suddivisione sociale riguarda gli ordini (āśrama) associati ai quat­tro stadi della vita, che vanno dall'apprendistato del giovane studente fino alla rinun­cia del monaco mendi­cante. Il re Janaka non è uno studente e neppure un monaco, ma un capofami­glia; tutta­via, Aṣṭāvakra lo esorta a comprendere che la propria vera iden­tità trascende anche qual­siasi stadio della vita.
Se vogliamo conoscere davvero noi stessi, dobbiamo osservarci interiormente per ca­pire quanto siamo identificati con la classe e l'ordine sociale, la posizione e il ruolo. Tutte queste identificazioni dipendono dall'identificazione primaria col corpo, ossia dalla con­vinzione che la nostra identità possa essere conosciuta e definita attraverso i sensi fisici, ma Aṣṭāvakra afferma: "non sei percepibile tramite i sensi".
Anche noi, essendo identificati con l'organismo psicofisico, similmente al re Jana­ka finiamo per cre­dere di essere una cosa sola con gli attaccamenti sociali e perdiamo di vista la nostra essenza per natura libera da legami, perciò Aṣṭāvakra dice: "Tu sei privo di attacca­menti".
Il vero io non è il corpo, perché è senza forma, pura coscienza che percepisce qual­siasi cosa senza identificarsi con nulla, limpido testimone di tutto ciò che appare e scompa­re. Quindi, se siamo in grado di lasciare che ogni esperienza fluisca in modo naturale, senza aggrapparci a niente, possiamo scoprire che la reale felicità non di­pende dalla posi­zione o dal ruolo sociale, ma dalla consapevolezza della nostra effet­tiva identità. Aṣṭāvakra canta: "Sii felice!".