lunedì 3 ottobre 2016

Ashtavakra 1.4



yadi dehaṁ pṛthakkṛtya citi viśrāmya tiṣṭhasi |
adhunaiva sukhī śāntaḥ bandhamukto bhaviṣyasi ||4||


4. Se tu, differenziandoti dal corpo, rimanessi nella pura coscienza riposan­do, proprio in questo momento saresti felice, in pace e libero dai legami.

Prima di tutto occorre imparare a differenziare, distinguere la coscienza dal corpo, ossia dall'organismo psicofisico. Se si stacca l'attenzione dagli oggetti sensoriali e la si rivolge a se stessi interiormen­te, ossia a chi è cosciente, si può capire che la co­scienza è il testimone per natura di­stinto dal corpo.
Il riconoscimento iniziale della pura coscienza (citi)  differenziata dal corpo non è suffi­ciente, perché tale consapevolezza deve poi essere mantenuta senza distrarsi, ma an­che senza rigidità, evitando di cercare un particolare stato di coscienza su cui fis­sarsi. Com'è possi­bile? Occorre imparare a rilassarsi profondamente, rimanendo con­sapevoli di se stessi in quanto pura coscienza, come se si stesse riposando. 
In questo modo si può sperimentare una felicità, una pace che non dipende dalla pre­senza di oggetti sensoriali, ma dalla realizzazione della libertà dai legami del saṁ­sāra. Non è un evento straordinario da ricercare con grande sforzo o da atten­dere, sperando che accada chissà quando, bensì è un'esperienza verificabile ogni volta che si rimane con­sapevoli di sé come pura coscienza e ci si rilassa.