martedì 27 settembre 2016

Ashtavakra 1.3


na pṛthvī na jalaṁ nāgnirna vāyurdyaurna vā bhavān |
eṣāṁ sākṣiṇamātmānaṁ cidrūpaṁ viddhi muktaye ||3||



3. Tu non sei né terra, né acqua, né fuoco, né aria e neppure spazio. Al fine della libe­razione conosci te stesso come il testimone di questi [elementi], pura coscien­za per na­tura.

I cinque elementi materiali costituiscono la sostanza del corpo fisico, grossolano; perciò, se vogliamo che viva, non possiamo smettere di nutrirlo e cessare di respirare. Tuttavia, siccome sentiamo di essere una cosa sola con il nostro corpo, potremmo credere di essere nient'altro che un aggregato di elementi.
In verità, noi non siamo gli elementi solidi o liquidi che ingeria­mo; non siamo il calore che sprigioniamo e l'aria che respiriamo; non siamo neppure lo spazio che per­cepiamo intorno a noi e che pervade gli atomi del corpo. Se non siamo nulla di ciò che costituisce questo aggregato fisico, cosa siamo?
Noi percepiamo i cinque elementi nel nostro corpo, così come li percepiamo all'e­ster­no, ma cos'è che li percepisce? Potremmo rispondere che è il cervello, però anch'esso è un oggetto fisico di cui siamo coscienti.
Se io non sono gli elementi del mio corpo, non sono neppure il cervello. Cosa sono allora? La risposta di Aṣṭāvakra, in linea con la tradizione advaita rivelata nelle Upa­niṣad, è che il vero io o sé (ātman) è il “testimone” (sākṣin) degli elementi, ossia la pura coscienza (cit) consapevole del corpo, analogamente all'autista che è consapevo­le del veicolo che conduce, ma non si identifica con esso.
Dunque, se vogliamo realizzare la liberazione dal saṁsāra, da tutto ciò che ci lega al mondo, dobbiamo comprendere che la nostra reale identità imperitura è semplice­mente la coscienza testimone del corpo e di qualsiasi oggetto.
La definizione del vero io o sé come "testimone" potrebbe indurci a credere che esso dipenda dal “non sé” (anātman), ossia dagli oggetti di cui è testimone; invece la propria reale identità è per natura pura coscienza o consapevolezza, indipendente­mente da qua­lunque oggetto. In altre parole, oltre a non essere un prodotto del cervel­lo, la co­scienza non è neppure generata da ciò di cui è cosciente, quindi è co­sciente anche se non percepisce oggetti. Dovremmo comprendere profondamente, al di là di ogni dubbio, che il nostro vero io è coscienza di per se stessa cosciente.