martedì 13 settembre 2016

Ashtavakra 1.1



janaka uvāca
kathaṁ jñānamavāpnoti kathaṁ muktirbhaviṣyati |
vairāgyaṁ ca kathaṁ prāptametad brūhi mama prabho ||1||


Janaka disse:
1. Come si ottiene la conoscenza? Come avverrà la liberazione? Com'è realiz­zato il di­stacco? Insegnami questo, o signore. 

La vera conoscenza (jñāna) non è un sapere dato dall'accumulo di informazioni e nozioni, ma la gnosi non duale, ossia la comprensione diretta di sé, della propria reale identità. Quan­do essa manca, c'è soltanto la conoscenza che la persona ha di se stessa identifi­cata con le vicende della vita, con le azioni (karma) compiute, cosicché l'esi­stenza è unicamen­te saṁsāra, un divenire condizionato dalle esperienze di piacere e dolore, che conti­nua anche dopo la morte. 
Dunque, se è necessario il distacco (vairāgya), la rinuncia a ciò che lega al saṁsā­ra, come può es­sere realizzato? In cosa consiste la liberazione (mukti) dalle catene del karma? In quale modo si consegue la vera conoscenza di sé? 
Prima di tutto ci deve essere il desiderio di questo insegnamento e la disposizione a ri­ceverlo. Chi non lo desidera, chi non lo richiede dentro di sé, chi non sente l'esigen­za, l'urgenza di questo insegnamento, anche se lo legge o ascolta, non lo riceve real­mente. Tuttavia, pur desiderandolo, potrebbe mancare la corretta disposizione, il giu­sto atteggia­mento.
Il re Janaka, se desidera sinceramente questo insegnamento, deve richiederlo rico­noscendo che il vero, potente “signore” (prabhu) non è lui ma Aṣṭāvakra. Sebbene quest'ultimo ap­paia molto giovane, dodicenne secondo l'epico racconto del Mahāb­hārata che spie­ga per­ché egli nacque con otto (aṣṭa) parti del corpo deformi (vakra), la sua apparen­za non im­pedisce a Janaka di riconoscerlo come maestro.
Janaka simboleggia la persona, l'individuo identificato con le esperienze. Aṣṭāva­kra rappresenta invece la propria vera identità, l'io reale che costituisce la na­tura ori­ginaria di sé e di tutti gli esseri.
Janaka deve abbandonare il proprio ruolo dominate e riconoscere che il “signore” è Aṣṭāvakra, al di là della propria esistenza fisica, oltre i pensieri incentrati sulla storia per­sonale, al di sopra delle emozioni di piacere e dolore.