domenica 1 novembre 2015

La coscienza ordinaria

(sec. VIII)

Dopo che il pensiero passato
si è dileguato senza lasciar tracce,
e il pensiero futuro non è ancora sorto, 
[la coscienza] è fresca e come nuova;
in questo momento, 
mentre si osserva nudamente se stessi, 
rimanendo naturali nel presente 
senza creare nulla, 
la coscienza ordinaria, 
qui e ora, 
è una chiarezza 
in cui non c’è nulla da vedere; 
è una limpidezza 
in cui la consapevolezza è evidente e nuda; 
è uno stato puro e vuoto
in cui non c’è nulla di determinabile;
è una lucidità
in cui la chiarezza e il vuoto
non sono duali.*

’das pa’i rtog pa rjes med yal ba’i rting:
ma ’ongs rtog pa ma shar so ma la:
da lta bzo med rang lugs gnas pa’i dus:
tha mal rang ga’i dus kyi shes pa la:
rang gyis rang la gcer gyis bltas pa’i tshe:
bltas pas mthong rgyu med pa’i gsal le ba:
rig pa mngon sum rjen pa hrig ge ba:
cir yang grub med stong pa sang nge ba:
gsal stong gnyis su med pa’i yer re ba:


* Cfr. Padmasambhava, Consapevolezza - Rigpa, Torino, Libreria Editrice Psiche, 1997, pp. 11-12; Padmasambhava, Il libro tibetano dei morti, Milano, Oscar Mondadori, 2009, p. 42.