domenica 18 ottobre 2015

Il punto essenziale

(1846-1912)

Se abbiamo la capacità di sperimentare semplicemente i tre aspetti della stasi, del movimento e della consapevolezza, essendo praticanti della mahāmudrā, il punto essenziale delle [istruzioni che guidano] gradualmente alla visione della verità della realtà ultima è che [in noi] c’è la matrice dei buddha, la vera natura della mente.

A questo riguardo, grazie alle istruzioni che affrontano il punto essenziale, [possiamo capire che] la radice di tutti i fenomeni è la mente; quindi, se ricerchiamo il punto essenziale della nostra mente, conseguiamo la conoscenza del segreto della mente, diventiamo esperti in ogni fenomeno e realizziamo il significato del non sé.

In questo [insegnamento], se ricorriamo alle istruzioni dei maestri realizzati, tralasciando le molteplici analisi teoriche, [dobbiamo sapere che il punto essenziale viene indicato come segue].

Quando osserviamo la nostra mente, rivolgendo [l’attenzione] all'interno [di noi stessi], se rimaniamo senza pensare a nulla, [questo stato mentale] è chiamato “stasi”.

Se scaturiscono diversi tipi di pensiero, [questo stato mentale] è chiamato “movimento”.

Qualunque dei due [stati mentali] si presenti, la nostra mente è consapevole di se stessa: questo è ciò che viene chiamato “consapevolezza”.

Se manteniamo di continuo tale [consapevolezza], comprendiamo da noi stessi il punto essenziale del fatto che le svariate apparenze di piacere e dolore sorgono dalla nostra mente e svaniscono in essa. Quando abbiamo questa comprensione, realizziamo che tutte le apparenze sono apparenze proprie della mente.

Dopodiché, osservando in modo diretto la condizione essenziale della mente nello stato di stasi o di movimento, anche se [la mente] si manifesta in svariati modi, capiamo che la sua condizione essenziale è vuota, in quanto non esiste assolutamente come se fosse qualcosa.

Inoltre, tale “vuoto” non è un vuoto di mera assenza come quello dello spazio, infatti comprendiamo che è la vacuità che ha l’eccellenza di tutti gli aspetti [della realtà], in quanto la sua natura non esiste come qualcosa di reale e nel medesimo tempo il fattore della chiarezza che conosce tutto, che è consapevole di tutto, è incessante.

Quando riconosciamo in questo modo il segreto punto essenziale della mente, sebbene il soggetto e l’oggetto dell’osservazione non siano distinti, sperimentiamo la vera natura innata della mente, che è la luminosità naturale: questa [indicazione] viene chiamata “introduzione alla consapevolezza”, essendo ciò che deve essere indicato [negli insegnamenti] della mahāmudrā e dello dzogchen.

Se siamo in grado di mantenere [tale riconoscimento], sorge in noi la comprensione del senso di questa affermazione di Saraha: «Osservando più volte la condizione dello spazio sin dall'inizio pura, la visione cessa»; inoltre, come recita la Madre (Prajñā-pāramitā), comprendiamo che «La mente è priva di mente: la vera natura della mente è luminosa». Non c’è nulla di più facile. L’importante è farne esperienza. Buona fortuna!