domenica 4 ottobre 2015

Gli arconti e il Buddha


Secondo l'antico gnosticismo mediorientale, il mondo è dominato da dei involuti chiamati "arconti". La loro esistenza è riconosciuta dai saggi cantori (rishi) delle Upaniṣad e anche dal Buddha.

La posizione del Buddha riguardo agli dei (deva), in generale, è che essi possono sia favorire sia danneggiare l'essere umano; in particolare, gli dei che cercano di impedire la liberazione dell'essere umano dal ciclo di morte e rinascita (saṃsāra) sono quelli che regnano sul saṃsāra, traendone in qualche modo profitto e sostentamento come molte altre entità. Il nome collettivo dato dal Buddha a questi dei malefici è Māra.

Nei Sutta il Buddha indica spesso l'importanza della corretta disciplina spirituale, affinché "Māra il Maligno" non abbia modo di influenzare la propria mente provocando sensazioni, emozioni o idee ingannevoli che potrebbero ostacolare la liberazione dal saṃsāra.

La letteratura buddhista antica offre diversi esempi dell'intervento di Māra nelle faccende umane. Il testo seguente narra un episodio apparentemente banale, se si considera che accadde a un monaco mendicante; ma il Buddha, che vedeva oltre le apparenze, volle raccontarlo affinché i discepoli capissero come Māra getta la sua rete sfruttando qualsiasi circostanza:*
Una volta il Beato [Buddha] soggiornava nel villaggio bramano di Pancasala.
In quella occasione i ragazzi del villaggio di Pancasala stavano raccogliendo del cibo per gli ospiti.
Il Beato di mattina presto, dopo essersi vestito ed aver preso la sua ciotola, entrò nel villaggio di Pancasala per la questua.
In quella occasione i bramani capifamiglia di Pancasala erano sotto il dominio di Mara il Maligno, tanto da non offrire neanche un po’ di cibo all’asceta Gotama.
Il Beato come entrò nel villaggio di Pancasala con la ciotola vuota così ritornò.
Allora Mara il Maligno si avvicinò al Beato e gli disse: “Così l’asceta non ha avuto nemmeno un po’ di cibo”.
“Maligno, è stata opera tua non farmi avere del cibo”.
Quindi il venerabile signore, il Beato, ritornò una seconda volta a questuare nel villaggio di Pancasala e questa volta gli fu offerto del cibo.

* Pinda Sutta, SN 4.18 (www.canonepali.net).